Quale fine vita? Tre sì e tre no

Il legiferare della Regione Toscana sulla “pratica” del suicidio assistito e la voglia di altre Regioni di imitare, appellandosi alla non risposta del Parlamento alle indicazioni della sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale, ha riportato al centro il dibattito su fine vita. Il dibattito si polarizza attorno a visioni differenti, se non opposte, dell’idea di persona, di libertà, di autodeterminazione, di dignità e di come affrontare il dolore e la fase terminale dell’esistenza umana. La Chiesa Cattolica, da sempre attenta ai bisogni dell’uomo, ha sviluppato un significativo e coerente Magistero in merito alla questione. Ricordo in modo particolare due ultimi documenti del Dicastero della Dottrina della Fede: Lettera Samaritanus bonus (14 luglio 2020) e la Dichiarazione Dignitas Infinita – Circa la Dignità Umana (25 marzo 2024).
Potremmo sintetizzare il pensiero cattolico in tre sì e tre no: sì a rinunciare al cosiddetto “accanimento terapeutico”, sì alle “cure palliative”, sì alla “sedazione” farmacologica, limitatamente ai casi in cui questa si renda necessaria per alleviare il dolore inarrestabile e non sia la condizione scelta intenzionalmente per sopprimere la coscienza neuropsicologica. No all’eutanasia, no al suicidio medicalmente assistito, no alla sospensione di idratazione e nutrizione nei soggetti in “stato vegetativo” o “di minima coscienza”.
Da più di un anno ho modo di frequentare i reparti di un Hospice cittadino, vedo la dedizione degli operatori sanitari, la loro vicinanza ai pazienti “terminali” e ai loro famigliari, vedo come il lenire il dolore, trattarlo, sopprimerlo il più possibile non è fatto di sole cose: di analgesici, di anestetici necessari, è fatto di presenza, è fatto di cura, di accompagnamento, di comprensione profonda senza ostinarsi nel praticare terapie inappropriate. Si evita realmente che il paziente senta la necessità di richiedere l’Eutanasia o il Suicidio assistito. Un editoriale in merito al nostro tema titolava: “Fine vita o fine cure?”. Possiamo rispondere con le parole di Papa Francesco: “Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia” (XXX Giornata mondiale del malato, 2022).
(Foto ANSA/SIR)