L'abbraccio vitale
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Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la 72ª Giornata mondiale dei malati di lebbra istituita da Raoul Follereau. In Italia l’iniziativa è promossa da Aifo, l’Associazione italiana Amici di Raoul Follereau. Per l’edizione 2025 è stato scelto lo slogan “Chi è malato guarisce solo se qualcuno lo abbraccia”. La lebbra, debellata in Occidente, è purtroppo ancora presente in molti Paesi in via di sviluppo. La concentrazione è soprattutto in tre nazioni: India, Brasile e Indonesia. Tra i nuovi casi il 5,7% sono bambini (minori di 15 anni), mentre, complessivamente, il 39,9% sono donne. Chi soffre di questa patologia viene escluso, isolato e spesso condannato alla povertà. È una bella intuizione utilizzare l’immagine del contatto fisico per parlare di una malattia il cui contagio spaventa. Al centro di tutto c’è la persona, non la malattia. E questo vale per ogni situazione di fragilità che incontriamo. L’abbraccio esprime amore e vicinanza, trasmette calore e conforto, ma a volte ci fa paura esternare i nostri sentimenti. Per citare Raoul Follereau, “la vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato”.
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