Dal Certamen a Maturi per una vita in pienezza

Sapere, lavorare, servire e partecipare. Quattro verbi che richiedono un’azione. 140 studenti si sono confrontati, sabato 1 marzo in Vanvitelliano, in 12 tavoli tematici con animatori e testimoni che hanno condiviso le loro esperienze, offrendo spunti di riflessione sul significato della maturità e sull’orientamento post-scolastico. Anche l’esperienza 2025 di “Maturi al Punto Giusto” ha consegnato un momento importante di formazione. Ci sono tanti giovani, al di là delle indagini che spesso ne sottolineano solo la propensione alla noia, interessati a prendersi cura di se stessi e della società in cui vivono. Hanno solo bisogno di incontrare degli adulti consapevoli. Nello stesso giorno, all’Istituto Cesare Arici, venivano assegnati i premi della quattordicesima edizione del Certamen Brixiense.
I 70 ragazzi coinvolti si sono misurati sull’Epistola 95 di Seneca, una lettera a Lucillio nella quale si affronta il tema del comportamento umano e dei precetti da seguire: come comportarsi con gli dei, gli uomini e le cose. In sintesi, mi perdonerà per le imprecisioni il professor Gianenrico Manzoni, Seneca scrive “in commune nati sumus”: siamo nati per la vita in relazione, siamo nati per la socialità. Non basta non nuocere agli altri, non basta tenere le mani in tasca, direbbe don Tonino Bello. Il latino è uno strumento per affrontare la complessità. Nel testo Seneca cita Terenzio (“Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, sono uomo, niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me), sempre più attuale in un contesto spesso segnato dall’indifferenza. In conclusione, un auspicio: oggi e domani un lavoro sulle nostre origini linguistiche sarebbe anche didatticamente utile. Per tutti. Mi pare un bel segno collegare i due momenti che, tra l’altro, hanno la radice comune nell’impegno della Chiesa bresciana nella scuola.
