Serve davvero prepararsi alla guerra per evitarla?
Il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, alla Royal Danish Military Academy a Copenaghen

Un lungo discorso della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, alla Royal Danish Military Academy a Copenaghen, è stata ieri, giorno della lunga telefonata tra Trump e Putin per gettare le basi di una pace (quanto giusta non è dato saperlo) tra Russia e Ucraina, l’occasione per parlare di sicurezza e di difesa europea e per spiegare (sic!) che “se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra. Rivolgendosi ai cittadini danesi ha dichiarato: “L’Europa difenderà sempre la sovranità e l’integrità territoriale” e ha definito “vera leadership” la decisione del governo danese di aumentare la spesa per la difesa al 3% del Pil nei prossimi due anni.
Von der Leyen ha quindi spostato il discorso sul tema del “dividendo di pace”, secondo cui l’andamento della spesa per la difesa cresce in tempi di conflitto e cala in contesti di relativa pace: “Ciò ha portato a investimenti insufficienti nella difesa e, francamente, a un’eccessiva compiacenza”, ha sintetizzato Von der Leyen, con avversari che si sono nel frattempo rimobilitati e hanno sfidato “le regole che governano la sicurezza globale”. Così oggi è tempo di porre fine al dividendo di pace perché “l’era delle sfere di influenza e della competizione di potere è tornata”. E la Russia, determinata “a negare ad altri Paesi il diritto di scegliere la propria strada”, ora sta creando un’economia di guerra, con il 40% del bilancio federale, pari al 9% del Pil, per la difesa, per alimentare la guerra di aggressione in Ucraina, ma anche per prepararsi “al futuro confronto con le democrazie europee”.
Non c’è scelta per l’Europa in un tempo di cambiamento dell’ordine internazionale e “agire ora è un obbligo” per arrivare, entro il 2030 ad essere pronti, con una forte difesa europea. Ursula von der Leyen a Copenaghen ha anche illustrato l’obiettivo “Readiness 2030” che prevede il riarmo e lo sviluppo delle capacità militare per avere una deterrenza credibile e una base industriale di difesa che sia un vantaggio strategico. Per arrivare all’obiettivo, “dobbiamo muoverci ora”, secondo una tabella di marcia europea. Quattro le priorità dei piano messo a punto: l’aumento della spesa per la difesa, oggi molto inferiore a quella di Stati Uniti, Russia e Cina, con un piano che libererà 800 miliardi di euro di investimenti e avrà un nuovo strumento finanziario, il Safe, e l’attivazione di una clausola di salvaguardia nazionale per dare maggiore flessibilità agli Stati in ambito di spese per la difesa.
La seconda priorità è “una cooperazione paneuropea su larga scala per colmare le lacune nelle aree prioritarie”, a partire da infrastrutture e mobilità militare (corridoi terrestri, aeroporti e porti marittimi), investimenti nella difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria, munizioni e missili, sistemi senza pilota, l’uso dell’intelligenza artificiale, tutti percorsi dai costi proibitivi per i singoli Stati. La terza priorità è, secondo Von der Leyen, “aumentare il sostegno all’Ucraina”, mentre la quarta è rafforzare la base industriale della difesa europea, che oggi ha debolezze strutturali, perché frammentata e con investimenti che vanno fuori dall’Europa. Von der Leyen ha quindi sottolineato quanto oggi “l’Europa sia più unita che mai, più determinata che mai e con partner, amici e alleati con cui può lavorare e su cui può contare”.
Nell’elenco di amici e alleati la Nato e gli Usa, il Regno Unito e altri partner nel vicinato o all’interno del G7 e in luoghi lontani come l’India e altre parti dell’Asia. Chiudendo il suo intervento la presidente della Commissione europea ha ricordato come pace e libertà non siano un processo, ma una lotta costante” in cui “coraggio e volontà di lottare per la libertà” sono unite e “sono il dovere di ogni generazione”. Una lotta costante da perseguire, appunto, preparandosi alla guerra. “Si vis pacem, para bellum” sostenevano i romani 2.000 anni fa, un lasso di tempo che, evidentemente, ha insegnato poco o nulla. L’uomo si è costantemente preparato alla guerra inventando macchine e armi sempre più micidiali senza che questa drammatica ricerca portasse alla pace. Anche la presidente della Commissione europea dovrebbe ricordare, ogni tanto, che la storia è maestra di vita…
foto European Commission