Bobby Solo: 80 anni in musica

Bobby Solo, l’Elvis italiano, leggenda del r’n’r tricolore, compie 80 anni il 18 marzo. Gli abbiamo fatto gli auguri, cogliendo l’occasione per intervistarlo.
Auguri Bobby, complimenti per la tua lunga e straordinaria carriera. Raccontaci come hai iniziato.
Siamo nel ’60, avevo quattordici anni, in un giardino vicino a dove abitavo, a Roma, c’era una ragazza di quattordici anni, figlia di un giornalista americano. Questa biondina mi parlava sempre di Elvis, ma io conoscevo più Celentano, Mina, Tony Dallara, perché in Italia nel 1960 non era ancora esploso il mito di Elvis. Allora mi feci spedire dall’America tre 45 giri e due Long Playing di Elvis. Da quel momento ho cominciato a diventare Elvis-dipendente!
Dicono che il tuo nome nacque in maniera assolutamente casuale.
Contro la volontà di mio padre, che mi voleva medico, avvocato o notaio, cominciai a farmi conoscere nel mondo della musica, e arrivai fino alla casa discografica Ricordi. La segretaria del Direttore Artistico Dottor Micocci anziché registrarmi come “Bobby, solo Bobby”, come aveva detto il Direttore, capì “Bobby Solo” e così quello divenne per sempre il mio nome d’arte.
Ricordiamo le tue partecipazioni al Festival di Sanremo.
Nel 1965 vinsi la prima volta con “Se piangi se ridi “, ma il Festival per me più importante fu quello dell’anno precedente, durante il quale presentai “Una lacrima sul viso” (scritta con Mogol). A causa di un improvviso abbassamento della voce cantai in playback e il bellissimo suono del disco mi portò bene. La notte dopo la mia esibizione in playback arrivarono alla Ricordi 345.000 richieste per comprare il 45 giri. Nel giro di due-tre settimane furono venduti due milioni di dischi e la canzone è diventata poi un evergreen oltre che un successo mondiale. Poi nel 1969 con “Zingara” vinsi a Sanremo, cantando in doppia esecuzione separati con Iva Zanicchi.
Una cosa che forse non tutti sanno è che tu, pur immerso totalmente nella musica rock’n’roll e nel blues, sei anche un uomo di fede.
Assolutamente, sono molto pieno di fiducia. Il Signore mi ha mantenuto per tutto questo tempo, ho avuto anche incidenti d’auto e ho avuto altri problemi, ma sono ancora qui a cantare. Un piccolo miracolo è stato quando, nel 1978, dopo avere avuto un grosso guaio alle corde vocali, andai a Lourdes e dopo un mese di preghiere improvvisamente ripresi la voce.
Sei praticante Bobby?
Certo, con mia moglie che è super-religiosa. Tracy (Quade) è stata adottata in Corea dai miei due suoceri che erano americani di Washington e del Minnesota. Loro erano luterani ma mia moglie dieci anni fa ha recitato il Credo con monsignor Renato De Zan di Cordenons ed è diventata cattolica al 100%. Ora va a messa due-tre volte alla settimana con il mio bambino, Ryan, che ha 12 anni e fa già il chierichetto. E’ l’ultimo mio figlio, poi ho chiuso la fabbrica! Ho cinque figli e otto nipoti. Alain ha 57 anni, Chantal 54, Muriel 50, Veronica 35 e Ryan, il chierichetto, ne ha 12, va in seconda media.
