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Brescia
di ANDREA DOTTI 09 nov 13:07

Verso territori inesplorati

Chi sono, cosa sognano i nostri giovani? Come conoscere quella parte della loro vita che sfugge al mondo dei giovani

Abitano nelle case di molti dei nostri lettori degli sconosciuti, degli inquilini familiari che gestiscono tempi e risorse in maniera assolutamente misteriosa. Li conosciamo da quando sono nati, ma c’è ora in loro qualcosa di straniero, di estraneo. Sono i figli che conclusa la loro infanzia hanno assunto una personale autonomia e sviluppato linguaggi e forme di comunicazione proprie. Nel tempo essi sembrano divenuti territori inesplorati, un continente nuovo e selvaggio che può essere sondato solo attraverso l’avventurosa via dell’ascolto e della condivisione discreta. Ad avvelenare questo dialogo sorgono dalle boscaglie dei pensieri degli adulti i pregiudizi e le rapide prese di posizione oltranziste e moraliste. Nelle prossime settimane la Voce cercherà di sondare il terreno del vissuto dei giovani a partire dalla loro personale narrazione, senza l’intento di connotare rapidamente l’agire giovanile dentro gli schemi preconfigurati di un pensiero preconcetto. Come si organizza un evento dove partecipano migliaia di ragazzi senza un manifesto ed uno scopo specifico al di fuori dello stare insieme? Come vedono il mondo degli adulti questi giovani, che magari intercettano solo tangenzialmente il nostro vissuto ecclesiale e quali punti di contatto cercano? Nell'anno del Sinodo per i giovani, connotato in particolare dall'ascolto, la scelta di mettersi a gettare le basi per una nuova comunicazione chiede a tutti di lasciare le posizioni parziali e cercare terreni comuni. È nell'umanità che ci incontriamo. Quando il Beato Paolo VI si presentò all'Assemblea delle Nazioni Unite disse di essere giunto tra i rappresentanti di tutte le nazioni in qualità di esperto in umanità. È questa chiamata all'esperienza che deve muoverci da posizioni sintetiche di giudizio a tempi e modalità di comprensione nuove.Dietro a cappucci e cappellini che nascondono il volto, oltre lo specchio dello schermo dello smartphone, oltre quell'abbigliamento che sa di equivoco ed estremo, nel labirinto dei tatuaggi e nel magnetismo di pendagli e piercing, lo sappiamo, il cuore dell’uomo è lo stesso, le paure, i desideri, le gioie, le angosce e le speranze sono le stesse di sempre uguali alle mie e alle tue, a quelle dell’incarnazione. Non possiamo più perdere tempo a giudicarci. Se ti viene in mente il come potete giudicar? sappi che da quel testo sono passati cinquantanni e alcune domande sono rimaste inevase. Alcune di esse in questo numero trovano risposta dalla voce di ragazzi che ci raccontano come funziona l’organizzazione delle loro serate e quali siano le logiche che vi danno vita. Nell'entusiasmo e nella libertà di azione e pensiero che alberga in loro noi possiamo vedere il materiale prezioso che costituisce il nostro futuro e non possiamo temerli. Perché chi teme il futuro resta morto e nessun cristiano è fatto per rimanere morto.

ANDREA DOTTI 09 nov 13:07