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di ADRIANO BIANCHI 29 set 2016 13:02

Riforma e Costituzione imperfette

Siamo certi che lo status quo attuale sia meno peggio di un qualche elemento di cambiamento che comunque questo referendum vuole introdurre? L'editoriale del numero 36 di "Voce" è di don Adriano Bianchi

Alla fine voteremo il 4 dicembre. La lunga querelle sulla data del referendum confermativo della riforma della Costituzione, voluta dal governo Renzi, è giunta all’epilogo e le polemiche possono proseguire su altri versanti. Il primo, che nulla ha che fare con il merito della riforma, riguarda la sfida di far cadere il governo attraverso un’opposizione dura e cruda nei confronti del premier. Grillini e sinistra Pd, excomunisti e leghisti, gente di destra e berlusconiani sembrano compatti nel voler la testa di Matteo Renzi, costi quel che costi. Ad primum, quindi, distruggere il nemico, come? Non è importante, quel che conta è arrivare al 5 dicembre. Fatto fuori questo governo potrà riaprirsi il balletto delle poltrone e degli equilibri e qualcuno potrà spuntarla, magari sperando di portarci a elezioni anticipate. E la Costituzione? E la riforma? Sono il pretesto giusto al momento giusto.

Il secondo versante su cui si muoveranno le polemiche è quello di chi si sforza di discutere, almeno un poco, del merito della riforma costituzionale che è già costata due anni di legislatura e quattro passaggi in Parlamento. Esimi costituzionalisti si sforzano di raccontarci pregi e difetti, pro e contro. Sembra di assistere alle dispute tra apocalittici e integrati. Tutti professoroni, per carità. Tutte persone autorevoli. Tutti che decantano “la Costituzione più bella del mondo”, ma che non spiegano un Paese bloccato e irriformabile nel suo apparato legislativo da decenni. Chi avrà ragione? Ai cittadini lo sforzo dell’approfondimento e della decisione al voto che non potrà che essere il “meno peggio” possibile. 

Certo la nostra Carta costituzionale contiene principi fondamentali che restano un punto alto e imprescindibile del patto democratico che regge la convivenza civile, ma non altrettanto si può affermare di alcune “declinazioni operative”che, a quasi 70 anni di distanza dalla stesura, mostrano tutte le rughe e i limiti del tempo trascorso. Tra tutti il bicameralismo perfetto e il numero dei parlamentari che da un lato costringe le leggi a un balletto forsennato tra Camera e Senato e dall’altro esprime una classe dirigente gonfiata e poco efficiente. Ma se la nostra Costituzione non è perfetta, non lo è la riforma che ci proporranno di votare. 

Resta la domanda: siamo certi che lo status quo attuale sia meno peggio di un qualche elemento di cambiamento che comunque questo referendum vuole introdurre? Personalmente avrei soppresso definitivamente almeno il Senato ma, si sa, la politica è l’arte del compromesso... Scopriremo, quindi, solo il 4 dicembre a urne chiuse se gli italiani accetteranno o meno questa sfida al cambiamento. Se vincerà il No ripartiremo con un’altra bella commissione bicamerale (in Italia quando non si vogliono risolvere i problemi si istituisce una commissione, spesso anche nella Chiesa) che ancora una volta fallirà alla prima crisi di governo. Amen! Abbiamo un paio di mesi per capire meglio e non sono pochi. Qualcuno ci vorrà stupire con effetti speciali, ci racconterà tutto e il contrario di tutto. Ci porteranno su ponti, stretti e terreni che nulla hanno a che fare con questa partita, ma rassegnamoci questo è il livello medio del dibattito politico italiano. Se, invece, la riforma imperfetta sarà approvata forse non sarà meglio, ma almeno chi è contrario inizierà a lavorare per migliorare quel che è passato, e magari sarà bravo a limitare i danni.   

ADRIANO BIANCHI 29 set 2016 13:02