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di ALBERTO CAMPOLEONI 08 giu 08:58

L'insegnamento di don Milani

Che lezione quella del prete di Barbiana. Ricordarla a 50 anni dalla sua morte permette di riscoprire le intenzioni che muovono l’educazione e la scuola

Il 26 giugno del 1967 moriva a Firenze don Lorenzo Milani. Anche il ministero dell’Istruzione ha pensato di dedicare a questo prete “scomodo”, fondatore a Barbiana di una scuola tutta speciale, una giornata di commemorazione, per raccoglierne l’eredità e ricordare al mondo della scuola e dell’educazione le sue intuizioni provocanti. Una giornata, quella proposta dal ministero, dal titolo significativo, “Insegnare a tutti”, per sottolineare – lo ha ricordato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli – come il priore di Barbiana volesse “una scuola aperta e inclusiva”. Don Milani, dunque, ha qualcosa da dire ancora oggi, in particolare a chi educa e fa scuola. “I care” era il motto di Barbiana. Si può tradurre in molti modi – mi importa, mi interessa, mi prendo cura – ma in buona sostanza il messaggio forte e chiaro è quello dell’atteggiamento da avere gli uni verso gli altri: attenzione e amore. Allora era in chiara polemica col motto fascista “me ne frego”, ma anche oggi è una bella dichiarazione d’intenti che confligge contro un certo individualismo egoista piuttosto diffuso.

Si potrebbe valutare “politicamente” – in senso alto – il messaggio del motto di don Milani, ma restando alla chiave educativa dice anzitutto la centralità dei più piccoli, la dedizione verso gli allievi, la sostanza della scuola autentica che è un “prendersi cura” intenzionale e intelligente, consapevole – anche dei limiti della scuola stessa – e scelto tutti i giorni. La passione educativa di don Milani – lo ricorda ancora Papa Francesco – era radicata nella sua fede. “Apprendere, conoscere, sapere, parlare con franchezza per difendere i propri diritti – così le parole del Papa – erano verbi che don Lorenzo coniugava quotidianamente a partire dalla lettura della Parola di Dio e dalla celebrazione dei Sacramenti”. Da qui originava la sua tensione a servizio degli uomini e dei più piccoli e poveri in particolare. La scuola era/è strumento principe di promozione umana, la cultura era/è strumento contro la povertà. Che lezione quella del prete di Barbiana. Ricordarla a 50 anni dalla sua morte permette di riscoprire le intenzioni che muovono l’educazione e la scuola. Ricordarla, poi, in questi giorni in cui le aule si chiudono, aiuta tutti i protagonisti del mondo scolastico a rileggere l’esperienza fatta, a vagliarla al setaccio esigente della passione educativa, a ricostruire slanci ed energie da rimettere in cantiere per il futuro.

ALBERTO CAMPOLEONI 08 giu 08:58