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di ANDREA CASAVECCHIA 06 lug 09:20

Il lavoro nella Gig economy

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Nell’era digitale la maggioranza delle aziende “virtuali”, che offrono lavoro, appartengono alla Gig economy

L’avvento delle piattaforme e dei social non sta cambiando soltanto il modo con cui intratteniamo rapporti, condividiamo idee e ricerchiamo spazi di confronto, ma anche i processi produttivi e con essi le abitudini del lavoro. Negli Stati Uniti, come osserva Louis Hyman della Cornell University, il 94% dei nuovi lavori che negli ultimi 10 anni compaiono sulla rete web non hanno le caratteristiche del tempo pieno, né della permanenza. Come spiega il professore di storia dell’economia, nell’era digitale la maggioranza delle aziende “virtuali”, che offrono lavoro, appartengono alla Gig economy. Forniscono piattaforme dove persone offrono prodotti da loro confezionati o servizi da loro organizzati e somministrati e dove altre persone cercano la soddisfazione di alcuni loro bisogni. I nomi di queste multinazionali li conosciamo: Amazon, Uber, Foodora… Le innovazioni tecnologiche cambiano il modo di lavorare, lo hanno sempre fatto. E non è questo il punto centrale. Non sono gli strumenti ad essere buoni o cattivi, è il modo con cui questi si applicano a dover essere valutato.

Allora è importante iniziare ad affrontare il problema delle condizioni con cui questi lavori vengono eseguiti, va preparato un sistema di tutele e di protezione per i lavoratori che in un vuoto rischiano di rimanere schiacciati e imprigionati dagli algoritmi che governano le scelte delle piattaforme digitali. Per questo è essenziale la ricerca di nuove vie e nuovi modi di rappresentanza dei lavoratori, perché essi non siano abbandonati a loro stessi. In un periodo di così impegnativo, dove si aprono nuove frontiere, diventano ancora più significative le frasi che papa Francesco ha pronunciato durante l’incontro con i delegati della Cisl durante l’udienza concessa in occasione del loro 18° Congresso nazionale. Le associazioni sindacali hanno bisogno di ritrovare se stesse e occorre che raccolgano le sfide della profezia e dell’innovazione. Non a caso papa Francesco ha ricordato ai delegati Cisl che il sindacato accetta la sfida dell’innovazione quando è capace di guardare oltre le mura della città del lavoro, quando guarda le periferie esistenziali a partire dai giovani, dalle donne, dai migranti. Anche se i processi produttivi si coordinano nelle piazze digitali non si può dimenticare che le persone che vi lavorano sono in carne ed ossa; il valore del loro lavoro e la loro dignità andranno sempre e comunque tutelati.

ANDREA CASAVECCHIA 06 lug 09:20