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di GIUSEPPE DEL FRATE 17 set 12:22

Un'urgenza della comunità

Premetto che ogni problema di rilevanza sociale va sempre affrontato tenendo conto del contesto complessivo che lo ha prodotto. Nel caso specifico sopra ricordato ben sappiamo come la società italiana, che ha avuto un rilevante sviluppo nei decenni passati, si è trovata di fronte ad una involuzione demografica mai prima conosciuta

Premetto che ogni problema di rilevanza sociale va sempre affrontato tenendo conto del contesto complessivo che lo ha prodotto. Nel caso specifico sopra ricordato ben sappiamo come la società italiana, che ha avuto un rilevante sviluppo nei decenni passati, si è trovata di fronte ad una involuzione demografica mai prima conosciuta. Infatti, da diversi anni le nascite hanno superato di gran lunga i decessi. Così gli italiano doc NON dispongono più di un naturale ricambio generazionale, in quanto gli anziani, pensionati, sono molti di più dei giovani. In tale contesto sono arrivati, già da diversi anni, molti immigrati con le loro giovani famiglie. Il primo problema è che albanesi, rumeni, africani, cinesi o indiani ed altri, sono persone che hanno storie e culture diverse dalla nostra. E noi anziché incontrarli per conoscerli e dialogare con loro abbiamo preferito fingere che non ci fossero e che gli italiani potevano continuare a vivere e progettare il futuro come prima. Ma non è così. Nelle nostre scuole senza i figli degli immigrati (europei, africani o asiatici) si ridurrebbero, e di molto, le aule scolastiche. Molti lavori manuali e di cura non troverebbero persone disponibili a svolgerli. Senza gli immigrati le nostre comunità rimarrebbero, parzialmente, bloccate.La nuova composizione della società italiana richiede un impegno culturale ed un lavoro sul versante sociale affinché gli immigrati diventino parte integrante delle nostre comunità, pur mantenendo, ognuno, i propri riferimenti etici e religiosi.

Divenire parte di una comunità significa che ci si impegna a conoscere ed accettare le leggi e le normative stabilite dall’autorità civile italiana. Ma chi ha provveduto a questo mentre il flusso migratorio andava aumentando ? Come ho già scritto, i problemi complessi NON si affrontano con slogan insulsi, e neppure creando un clima di tensione e di paura, Ma con piena lucidità mentale e volontà nel ricercare le migliori soluzioni possibile nell’interesse di tutta la comunità. E neppure attraverso contrapposizioni politiche a livello Istituzionale. Quindi, considero che la legge sulla cittadinanza ai minori debba essere pensata come un punto di arrivo, ampiamente condiviso già a livello sociale. Pertanto è da irresponsabili opporsi, come NON è sufficiente che il Parlamento approvi definitivamente la proposta che giace al Senato. Qui non si tratta né di un diritto né di un dovere, come per altre norme legislative, ma di favorire l’inclusione sociale nel contesto giuridico di persone ancora minorenni, e che pertanto necessitano di tutela, anche nell’avanzare domanda agli organi dello Stato per la concessione della Cittadinanza italiana prima del 18° anno di età. Non è un automatismo, ma una libera scelta. Il mio invito ai Senatori è di valutare, ulteriormente, alcuni aspetti della Legge di cittadinanza prima di concludere l’iter legislativo. I bambini nati in Italia o arrivati prima dell’inizio della scuola dell’obbligo NON costituiscono differenze, quindi la Legge dovrà uniformarsi a tale concetto. La nazionalità di origine dei genitori può contemplare, o meno, la possibilità di avere la doppia cittadinanza. Anche di questo bisognerà tenerne conto.

GIUSEPPE DEL FRATE 17 set 12:22