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Roma
di REDAZIONE 19 giu 08:50

Ius soli: la politica si divide

Lega e Movimento 5 Stelle sulle barricate contro il provvedimento. Le critiche del segretario generale della Cei che ha accusato alcune forze di muoversi per meri interessi elettorali

Ha preso il via al Senato l’iter del ddl per introdurre anche uno ius soli, temperato. Dunque sarebbero cittadini italiani i ragazzi nati da genitori stranieri in Italia, secondo alcune precise condizioni. Un provvedimento voluto dalla maggioranza, ma che vede l’ostilità di destra, Lega e M5S. Il provvedimento riconosce la cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri almeno uno dei quali con un permesso di soggiorno di lungo periodo. Una volta approvata in via definitiva la nuova legge andrebbe a modificare il sistema in vigore che prevede che la cittadinanza italiana possa essere ottenuta solo se si hanno genitori italiani, oppure al compimento del 18° anno di età e dopo aver dimostrato di essersi integrati. Lo ius soli temperato approvato  prevede invece che possa avere la cittadinanza chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente, oppure il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il dodicesimo anno di età che abbia frequentato la scuola per almeno cinque anni. In possesso di questi requisiti sarebbero circa 800mila i ragazzi in Italia.

L’approvazione del provvedimento ha scatenato la bagarre in aula e fra le forze politiche. Sulle barricate Lega e Movimento 5 Stelle che l’ha definito pastrocchio e legge invotabile, “strumento di propaganda elettorale” che il Pd starebbe usando in vista dei ballottaggi del 25 giugno. Dura opposizione al provvedimento anche da parte della Lega che ha espresso il suo no con vibranti proteste in aula.

Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ospite di un’iniziativa di Repubblica, prima ha criticato le "gazzarre ignobili in Aula" sullo Ius Soli, di cui si sono resi protagonisti i leghisti, poi con un evidente riferimento al M5s ha aggiunto: "Vedo che c'è chi ha cambiato idea e ora fa politica unicamente per rincorrere il proprio successo, perché vuol fare solo il proprio interesse. È antipolitica. E il Papa certamente non sta aiutando l'antipolitica". Le parole del segretario generale della Cei hanno scatenato le reazioni delle forze chiamate in causa.

Di segno diverso le reazioni di rappresentanti del mondo delle associazioni che attendevano la normativa. Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas: “Oggi non possiamo dire, purtroppo in molti casi, che chi nascerà in Italia automaticamente sarà - se la legge verrà approvata - cittadino italiano; lo sarà a certe condizioni, ma questo per noi è già un grande passo verso una prospettiva che deve prendere definitivamente consapevolezza del fatto che la nostra è una società multiculturale e lo sarà sempre di più. Quindi deve attrezzarsi anche con una normativa adeguata. Storicamente la migrazione è stata sempre un argomento utilizzato dai vari partiti per promuovere percorsi politici ed anche elettorali. È avvenuto nel passato ed avviene anche oggi. Rispetto ai Cinque Stelle, personalmente non ho mai ben capito quale sia la loro posizione rispetto al grande tema delle migrazioni e delle sue varie declinazioni. Anche in questo caso non è chiara la motivazione dell’astensione, sapendo che comunque è una questione contingente, importante, sulla quale chiediamo comunque che ci sia un posizionamento. Speriamo che magari arrivi all’ultimo momento”.

È una questione di diritti, ha affermato, invece, il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, Edoardo Patriarca: “Ci sono ragazzi nati in Italia da famiglie straniere oppure che risiedono in Italia da tantissimo tempo che frequentano le nostre scuole. Il rischio grave per questi ragazzi è che, concluso il diciottesimo anno di età, di fatto sono stranieri nel Paese in cui hanno vissuto. Quindi questo tema dello ius soli, dell’approvazione di questa legge, è una questione, se vogliamo, morale; dall’altra parte bisogna garantire dei diritti che sono doverosi. “Se questo è accaduto in Francia, in Inghilterra, in questi Paesi, non è dovuto al fatto che sia stata riconosciuta a queste persone la cittadinanza che sia belga, francese, inglese o olandese, ma semplicemente perché evidentemente in termini di attenzione al sociale, di educazione, di investimento sulle nuove generazioni le politiche hanno clamorosamente fallito. Qui parliamo non di ragazzi particolarmente emarginati; parliamo di ragazzi che evidentemente non sono stati aiutati e curati nei loro percorsi formativi”.

REDAZIONE 19 giu 08:50