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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 20 ott 11:13

I fatti di Firenze spingono a riflettere

Ieri dalla Basilica di Santa Croce a Firenze un blocco di marmo si è staccato da un capitello provocando la morte di un turista. Il triste fatto di cronaca riporta in primo piano il tema della manutenzione e degli interventi conservativi nelle nostre chiese. Ne abbiamo parlato con l’architetto Flavio Cassarino

Ieri dalla Basilica di Santa Croce a Firenze un blocco di marmo si è staccato da un capitello provocando la morte di un turista. Il triste fatto di cronaca riporta in primo piano il tema della manutenzione e degli interventi conservativi nelle nostre chiese. Ne abbiamo parlato con l’architetto Flavio Cassarino che ha seguito il progetto “Salvaguardia del patrimonio artistico architettonico chiese centro storico di Brescia” sostenuto da Fondazione Cariplo.

I fatti di Firenze riportano in primo piano il tema della cura e della manutenzione di quel grande patrimonio artistico e culturale che sono le nostre chiese. Lei sta seguendo un importante progetto sulle chiese del centro storico. Qual è il loro stato di salute?

Purtroppo lo stato di salute dei monumenti italiani, quindi anche delle nostre chiese bresciane, risente della difficoltà di tenere in ordine questo patrimonio di un’ampiezza immensa, la cui manutenzione è costosissima. Nel caso delle chiese bresciane la situazione è abbastanza buona però tutta questa indagine realizzata nell’ambito del progetto, compresa la seconda fase che ho seguito personalmente fatta di piccoli interventi, ha dimostrato che lo stato attuale è molto serio e va affrontato costantemente. Ciò dimostra, secondo me, che questo primo esperimento deve essere portato avanti, completato, esteso, fino ad avere una stilatura completa delle criticità da tenere monitorate che queste chiese, questi monumenti in generale, presentano, proprietà anche della Diocesi.

Si possono prevedere interventi che scongiurino il rischio di episodi gravi come quello di Firenze?

Nel progetto che ho avuto modo di seguire, per esempio, relativamente alla Chiesa di Sant’Agata che presenta molte problematiche anche legate ai lavori fatti nel sottosuolo per la realizzazione della metropolitana, abbiamo individuato quei punti in cui c’era il rischio che potessero cadere dei calcinacci, con tutte le conseguenze del caso. Si è quindi cercato di intervenire nei punti più critici ma certamente sarebbe necessario affrontare il problema più ampiamente, con risorse maggiori. L’obiettivo della nostra iniziativa era orientato all’azione manutentiva ma abbiamo un pregresso, una situazione molto complessa a monte: problemi conservativi molto importanti. Ad esempio a S. Afra, nell’ambito della stessa iniziativa, è stato realizzato un intervento molto più importante in quanto la struttura presentava problemi statici molto rilevanti a cui abbiamo dato maggiore priorità. Non si è trattato di un intervento di semplice manutenzione, abbiamo proceduto a un vero e proprio restauro conservativo. Negli altri casi siamo andati a cercare le situazioni che possono rappresentare i maggiori pericoli. E’ un lavoro che deve essere sistematicamente condotto con molta attenzione. Il caso di Firenze era poco prevedibile, qualcosa che poteva succedere. Se guardiamo ai piccoli terremoti che ci sono stati recentemente hanno comunque danneggiato gli edifici: poteva essere un pezzo a “rischio” in una posizione che anche un controllo visivo magari non individua. Siamo di fronte a un caso limite perché un monumento monitorato come quello di Santa Croce pone comunque qualche interrogativo. Controllo e manutenzione rappresentano sicuramente il futuro della conservazione ancor prima dei restauri.

A Brescia c’è una sufficiente attenzione per la cura e la manutenzione di questo patrimonio?

Nell’ambito del progetto ho visto che c’è molta attenzione da parte dei parroci, come anche da parte di queste “sentinelle” che avevamo individuato, nel monitorare la situazione delle chiese. Va però detto che ogni chiesa rappresenta un caso a sé. Ci sono edifici che hanno caratteristiche morfologiche (intonacati, senza molte decorazioni) per cui è più facile tenere la situazione sotto controllo e altri più “complessi”, ricchi di decorazioni, pensiamo alla chiesa del Carmine, alla chiesa di San Giuseppe, alla chiesa di San Faustino, alla Chiesa di Sant’Agata il cui monitoraggio presenta maggiori difficoltà. Visivamente le criticità, in questi casi, non sono individuabili, sarebbe necessario procedere a monitoraggi capillari. Attraverso gli studi realizzati, per arrivare alla seconda fase del progetto, siamo a conoscenza delle condizioni generali di salute delle chiese del centro, delle priorità da affrontare che queste presentano, ma non possiamo affermare di avere una fotografia talmente dettagliata che possa aiutarci a prevenire la caduta di un frammento di intonaco. Per arrivare a tale situazione bisognerebbe attivare meccanismi più complessi. Non penso che oggi ci siano situazioni dove sussista un controllo così stringente. Il controllo del singolo frammento è un qualcosa di molto difficile. Per questo ritengo necessario controllare e monitorare costantemente tutti quei punti che presentano maggiori criticità al fine di individuare eventuali cambiamenti che possano mettere a rischio l’incolumità delle persone. Siamo proiettati su fenomeni più macroscopici: ci sono i tetti da sistemare, abbiamo realizzato lavori nei sottotetti per renderli ispezionabili prevenendo, ad esempio, il cedimento di una trave. Determinare le criticità del singolo pezzo è più problematico.

ROMANO GUATTA CALDINI 20 ott 11:13