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di ROMANO GUATTA CALDINI 12 gen 08:20

Nikolajewka: Brescia ricorda il 75°

Hanno già preso il via le manifestazioni indette dalla Sezione Ana di Brescia per ricordare i 75 anni dalla battaglia che consentì di rompere l'accerchiamento dell'Armata Rossa. Tante le iniziative di un programma che non è una semplice operazione "memorialistica"

C’è da sempre un legame indissolubile tra Brescia e Nikolajewka. Era il 1947 ed erano passati poco più di quattro anni dalla battaglia con cui, il 26 gennaio 1943 le “Penne nere”, erano riuscite a rompere l’accerchiamento delle truppe dell’Armata Rossa e aprirsi un varco per il ritorno in Italia dopo la tragica campagna di Russia.

Anche i militari italiani fatti prigionieri dai russi erano ormai quasi tutti tornati in patria; i reduci di quella tragica spedizione cominciavano ad avvertire il bisogno di ritrovarsi, di parlare, di ricordare quanto avvenuto e per rompere una sensazione: che le vicende dell’esercito italiano in Russia, il sacrificio di migliaia di uomini e fra questi tantissimi alpini fossero pagine di storia da nascondere.

Brescia, terra naturalmente alpina, divenne il punto di ritrovo dapprima di sparuti gruppi di reduci che, nei primi giorni dell’anno in prossimità dell’anniversario di una battaglia che dal punto di vista tattico e militare non  aveva grandi significati, ma che per il sacrificio e l’abnegazione di tanti sarebbe state di quelle degne di essere ricordate, cominciarono a ritrovarsi.

Intorno a una tavola, perché i primi incontri furono esattamente questo, condividevano i loro ricordi, certi che questo potesse contribuire ad attenuare il dolore. La voce di questi incontri cominciò a correre e anche da Como e Bergamo, città che con Brescia erano state il bacino di riferimento della divisione Tridentina che pagò il tributo più alto nella rottura dell’accerchiamento russo, cominciarono a muoversi i reduci.

Arrivò così il 1948 con la prima manifestazione ufficiale, a cinque anni dalla battaglia. A Brescia. Nel corso di una giornata memorabile, vennero appuntate le medaglie d’oro alle bandiere del 6° e del 5° Reggimento Alpini, del 2° Artiglieria Alpina e del 1° Genio, oltre che 15 medaglie d’oro alla memoria e due a reduci ancora in vita.

Da allora, anno dopo anno, Brescia è stata la capitale di questa particolare giornata del ricordo. Ogni cinque anni, come in questo 2018, la manifestazione assume una solennità del tutto particolare. Gli Alpini che avevano vissuto quella vicenda, insieme con tanti altri, si ritrovano non per una semplice operazione “memorialistica”, ma per fare del 26 gennaio un’occasione “per ricordare i morti onorando i vivi”.

La costruzione della scuola Nikolajewka a Brescia, di cui tra poco prenderanno il via i lavori per il suo ampliamento, e quella della realizzazione a Rossoch di una scuola materna nel 1993 in occasione del 50° sono gli esempi più fulgidi di questa impostazione. E così è anche per questo 2018, anno in cui si ricorda il 75° della battaglia di Nikolajewka. In occasione del 75° anniversario della battaglia, la sezione Ana (Associazione nazionale alpini) di Brescia ha promosso, sino al 28 gennaio, una serie di manifestazioni.

Il programma (consultabile all’indirizzo www.anabrescia.it) è ricco e articolato: tra le iniziative previste, la ricostruzione storica di un accampamento militare del Fronte russo sul terreno del Campo sportivo militare cittadino, poi mostre, esibizioni di cori alpini, caroselli di fanfare e lo spettacolo della “Russian cossack state dance company” al Teatro Grande. Sabato 27, in Cattedrale, alle 16.30, S. Messa in suffragio di tutti i caduti e dispersi, presieduta da mons. Luciano Monari, Vescovo emerito di Brescia, concelebrata dai Cappellani militari.

Seguirà, a palazzo Loggia, la firma del “Patto di fratellanza” tra le Genti bresciane e il popolo russo. Il momento culminante sarà la sfilata di domenica 28.

La storia che lega i reduci alla città inizia nel gennaio 1946, a pochi anni dal doloroso epilogo della Campagna di Russia. Riuniti in un’osteria di Brescia, alcuni reduci della “Tridentina” si dissero: “Perché lasciare che tutto cada nell’oblio e che tutti quei sacrifici non contino niente?” Erano determinati: i loro compagni non sarebbero stati dimenticati. E così avvenne. Nel 1948, a Brescia, vennero conferite Medaglie d’oro alle Bandiere del 5°, del 6° Reggimento alpini e allo stendardo del 2° Reggimento artiglieria alpina. Nel 1951, il gen. Reverberi fu insignito della Medaglia d’Oro: con l’eroe di Nikolajewka, a Brescia, altri 78 reduci vennero decorati con medaglie d’argento, bronzo e croci al merito. Nel 1983, per il 40°, il presidente della sezione di Brescia, Ferruccio Panazza, pensò che i monumenti fossero importanti, ma che un monumento “vivente” avrebbe assunto un significato ben più “pesante”. Ecco allora sorgere la “Scuola Nikolajewka” che oggi ospita 120 persone con disabilità. Nel 1993, per il 50° anniversario, i reduci dell’Armata Rossa vennero a Brescia per stringere la mano ai nemici di un tempo, davanti ai resti dei caduti. Nello stesso anno, Panazza è stato l’anima della realizzazione dell’asilo di Rossosch, in Russia, dove sorgeva il Comando del Corpo d’armata alpino. Poche settimane fa è stata posata la prima pietra della “Nuova Nikolajewka”, una struttura che, accanto all’attuale, ne raddoppia le volumetrie, adeguando gli standard e i servizi alle esigenze più avanzate. Negli anni molte cose sono cambiate, ma il ricordo di Nikolajewka è rimasta un’eredità viva e concreta.

ROMANO GUATTA CALDINI 12 gen 08:20