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Brescia
di MASSIMO VENTURELLI 06 dic 12:21

La domenica è sempre stata una festa

La denuncia dei limiti del lavoro festivo nei pensieri della Chiesa sin dagli anni del Vaticano II. Enzo Torri: “Serve un salto di qualità”

Dopo anni di mugugni più che giustificati, si sono fatti coraggio, hanno preso carta e penna per comunicare ai loro superiori il disagio per essere costretti ancora una volta a lavorare anche il giorno di Natale e di Santo Stefano. Questa volta i dipendenti dei grandi centri commerciali non si sono fatti intimorire e hanno messo in atto una vera e propria protesta, mettendo nero su bianco la loro firma sotto la lettera indirizzata a direttori e responsabili dei centri commerciali.

È stato così all’Outlet Franciacorta (400 i dipendenti, quasi la metà di quelli impegnati nella struttura di Rodengo Saiano, che hanno contestato la scelta della direzione di aprire anche il 26 dicembre) che si è inserito nella scia della protesta messa in atto all’Oriocenter, ed è stato così in tanti altri centri commerciali, dove i dipendenti hanno dato vita a iniziative di sensibilizzazione contro il lavoro festivo.

Alcune critiche sono state indirizzate anche alla Chiesa. “Ma come? – si legge nella lettera firmata che un gruppo di lavoratori dei centri commerciali ha indirizzato a un quotidiano locale – . La Chiesa che ha sempre da dire qualcosa sulla contraccezione, sulla sessualità, sulla vita coniugale, sul divorzio, sull’aborto, sul lavorare le domeniche e durante le festività non ha nulla da dire? Questo silenzio ci fa pensare”. L’amarezza e la rabbia per la sistematica sottovalutazione di alcuni dei più elementari diritti, fa dimenticare che se in Italia c’è una realtà che, sin dal manifestarsi del tema del lavoro festivo, ha preso una netta posizione, questa è proprio la Chiesa. Con il suo magistero ha affrontato il tema ben prima che diventasse problema, ed è stata al fianco di chi, a partire dalla campagna “La domenica è festa” promossa nel 2004 da Mcl (su iniziativa del bresciano Noè Ghidoni, con 400mila firme raccolte e consegnate all’allora presidente della Camera Pierferdinando Casini) ha denunciato i limiti del lavoro festivo.

Da sempre la Chiesa ha manifestato una sensibilità alimentata da tanti pronunciamenti del magistero, da attenzioni particolari della Conferenza episcopale italiana che ancora oggi continuano, come testimonia anche lo sguardo volto al tema del lavoro festivo nel corso delle recenti Settimane sociale dei cattolici italiani tenute a Cagliari, dai pensieri che i Papi, da Giovanni Paolo II a Francesco, hanno dedicato al tema. La conferma di questa attenzione arriva anche da Enzo Torri, direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale.

“Capisco e condivido il disagio dei lavoratori e quello delle loro famiglie, – afferma Torri – ma con altrettanta chiarezza devo ricordare la grande attenzione che la Chiesa, in tutte le sue articolazioni, ha sempre dato al tema del lavoro festivo”. Anche il responsabile della pastorale sociale diocesana ricorda i numerosi documenti, a partire dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa cattolica, e le tante azioni concrete. Già nel 2007 l’Ufficio oggi diretto da Torri aveva messo la propria firma sotto un documento regionale che esprimeva una posizione contraria alla liberalizzazione delle aperture festive dei negozi. Qualche anno più tardi, nel 2012, c’era stata l’adesione all’iniziativa di Confesercenti “Liberiamo la domenica”. Oggi, però, serve un salto di qualità: il riposo festivo, ricorda Torri, è una questione antropologica, perché mina alle fondamenta il senso della festa che è momento di relazioni, con Dio, con la famiglia, con gli uomini. Cosa può fare, allora, la Chiesa? “Forse – conclude Enzo Torri – dovremmo trovare il modo di far capire alla gente che frequentare un centro commerciale in un giorno di festa priva altre persone (i lavoratori del settore commerciale) del diritto alla relazione che andiamo rivendicando quando diciamo no al lavoro domenicale, soprattutto a quello non necessario, pensato unicamente secondo una logica che mette al primo posto i consumi”.

MASSIMO VENTURELLI 06 dic 12:21