lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Brescia
di +LUCIANO MONARI 04 apr 2015 00:00

Pasqua. Una vita secondo lo Spirito

"È festa, la Pasqua; è celebrazione di quello che Dio ha fatto; e dove Dio opera lì bisogna lodare, ringraziare, celebrare, fare festa". L'editoriale del n° 13 di Voce è del vescovo Luciano Monari

La risurrezione di Gesù, la sua ascensione e la pentecoste, il dono dello Spirito Santo, costituiscono l’unico evento della salvezza. A motivo della risurrezione, Gesù di Nazaret, il figlio di Maria, è vivo; la morte non ha potuto trattenerlo nel sepolcro; è risorto ed è apparso a molti suoi discepoli. A motivo dell’ascensione Gesù risorto è Signore; è cioè dotato del potere stesso di Dio ed è in grado di agire e operare efficacemente nel mondo. Infine, la pentecoste rivela in che cosa consista il potere di Gesù risorto: nella sua possibilità di donare lo Spirito e cioè di immettere nel mondo la forza dell’amore di Dio e la consapevolezza di questo amore. Insieme, queste dimensioni della Pasqua realizzano la salvezza dell’uomo: fanno sì che l’uomo possa passare attraverso il cammino della croce e giungere così anch’egli alla risurrezione e cioè alla vita in Dio.

Questa “vita in Dio” non è solo oggetto di una speranza futura. Della speranza futura abbiamo una caparra e quindi un anticipo reale nella “vita secondo lo Spirito”, cioè in una vita che, pur continuando a muoversi all’interno del mondo, non ha però le sue motivazioni ultime nei meccanismi del mondo, ma nell’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori.

San Giacomo, nella sua lettera, parla di una sapienza che viene dall’alto e cioè da Dio, dal Signore Gesù risorto. Questa sapienza produce una forma di vita che Giacomo descrive così: “Pura, pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera” (Gcm 3,17).
Non siamo quindi davanti a immagini fantastiche, ma a una conversione concreta nei modi di pensare e di agire.

È festa, la Pasqua; è celebrazione di quello che Dio ha fatto; e dove Dio opera lì bisogna lodare, ringraziare, celebrare, fare festa. Anzi, la Pasqua è l’unica celebrazione piena perché è l’unico evento definitivo, che non sarà cancellato mai. Festeggiamo una guarigione, una vittoria, la realizzazione di un progetto, l’esperienza di un’amicizia: ebbene, di tutte queste cose e di altre ancora la Pasqua è il compimento trascendente. La guarigione da una malattia diventa guarigione dalla condizione di mortalità; la gioia di una vittoria diventa gioia per la vittoria definitiva sulla morte; il progetto realizzato diventa raggiungimento di una gioia piena e duratura; l’amicizia supera i limiti del tempo e diventa esperienza dell’amore di Dio rivolto alla creazione e all’umanità intera.

Insomma, la Pasqua porta a pienezza le nostre speranze, dà solidità all’amore umano, rende l’esistenza nel mondo gravida di vita eterna. Ma proprio per questo la Pasqua impegna alla conversione.

Scrive San Paolo: “Celebriamo la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azimi di sincerità e di verità” (1 Cor 5,8). La forma vecchia di esistenza, impastata di male e di ambiguità, deve lasciar posto all’obbedienza alla verità e alla sincerità d’animo. Questo è anche l’augurio migliore che ci possiamo scambiare:
Il Signore è risorto! Buona Pasqua!
+LUCIANO MONARI 04 apr 2015 00:00