lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Quito
di REDAZIONE ONLINE 08 lug 2015 00:00

Papa Francesco: società dell'inclusione contro la cultura dello scarto

È questa l’esortazione rivolta agli esponenti della società civile dell’Ecuador, incontrati nella Chiesa di San Francisco di Quito, l’edificio cattolico più antico di tutta l’America Latina

Prosegue il viaggio di Papa Francesco in America latina. Nella chiesa di San Francesco a Quito, capitale dell'Ecuador, incontrando gli esposnenti della società civile del Paese, il papa li ha invitati a promuovere sempre l’inclusione per vincere l’egoismo e la cultura dello scarto. Così Radio Vaticana ha raccontato l'incontro ospitato dall’edificio cattolico più antico di tutta l’America Latina.

La società apprenda dalla famiglia affinché nessuno si senta escluso. Papa Francesco ha rivolto ai rappresentanti della società civile ecuadoriana un appassionato discorso, aggiungendo più volte a braccio delle riflessioni per sottolineare un tema a lui molto caro: l’inclusione di ogni persona per sconfiggere la cultura dello scarto. Significativo, al riguardo, che il discorso del Papa sia stato preceduto - oltre che da alcune testimonianze - dall’esecuzione di un brano musicale da parte dell’Orchestra Sinamune, composta da giovani disabili e con sindrome di Down. Il Pontefice ha centrato il suo intervento in particolare su tre punti: gratuità, solidarietà e sussidiarietà. “Nelle famiglie – ha osservato – tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l’individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono”. Ha così espresso l’auspicio che si possa “vedere l'avversario politico, il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo” i nostri familiari:
“Amamos nuestro país, la comunidad que estamos intentando construir?”
“Amiamo il nostro Paese, la comunità che stiamo cercando di costruire?”, si è chiesto Francesco e citando Sant’Ignazio di Loyola ha sottolineato che l’amore si dimostra più “con le opere che con le parole”. Nell’ambito sociale, ha dunque affermato, “la gratuità non è un complemento ma un requisito necessario della giustizia”, “quello che siamo e abbiamo ci è stato donato per metterlo al servizio degli altri, il nostro compito consiste nel farlo fruttificare in opere buone”.

“I beni – ha ammonito – sono destinati a tutti, e per quanto uno ostenti la sua proprietà, che è lecito, pesa su di essi un’ipoteca sociale. Sempre”. Rivolgendosi così in particolare ai popoli indigeni provenienti dall’Amazzonia, Francesco ha evidenziato che “lo sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador non deve ricercare il guadagno immediato. Essere custodi di questa ricchezza che abbiamo ricevuto ci impegna con la società nel suo insieme e con le generazioni future”. “Ci sono luoghi – ha detto ancora – che richiedono una cura particolare a motivo della loro enorme importanza per l’ecosistema mondiale”. Dalla fraternità vissuta in famiglia, ha soggiunto, nasce “la solidarietà nella società, che non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell’essere responsabili l’uno dell'altro. Se vediamo nell'altro un fratello, nessuno può rimanere escluso, separato”.

“Le norme e le leggi, così come i progetti della comunità civile, devono cercare l’inclusione, per favorire spazi di dialogo, di incontro e quindi lasciare al ricordo doloroso qualunque tipo di repressione, il controllo illimitato e la sottrazione di libertà”. La speranza di un futuro migliore, ha detto, “richiede di offrire reali opportunità ai cittadini, soprattutto ai giovani, creando occupazione”. Qui, il Papa a braccio ha ribadito la sua vibrante denuncia contro la cultura dello scarto che colpisce prima di tutto i giovani e gli anziani con conseguenze terribili fino al suicidio. A chi fa comodo questo, è stato l’interrogativo del Papa: “ai servitori dell’egoismo, del dio denaro che sta al centro di un sistema che ci schiaccia tutti”.
Francesco ha infine rivolto l’attenzione alla dimensione della sussidiarietà. “Riconoscendo ciò che c’è di buono negli altri, anche con i loro limiti – ha detto – vediamo la ricchezza che caratterizza la diversità e il valore di complementarità. Gli uomini, i gruppi hanno il diritto di compiere il loro cammino, anche se questo a volte porta a commettere errori”. Il dialogo, ha ripreso, “è necessario, essenziale per arrivare alla verità, che non può essere imposta, ma cercata con sincerità e spirito critico”. Ed ha rimarcato che in una “democrazia partecipativa”, tutte le forze sociali devono essere protagoniste. Anche la Chiesa, ha affermato, “vuole collaborare nella ricerca del bene comune, con le sue attività sociali, educative, promuovendo i valori etici e spirituali, essendo segno profetico che porta un raggio di luce e di speranza a tutti, specialmente ai più bisognosi”.

“Molti – ha concluso – mi chiedono perché parlo tanto dei bisognosi, delle persone escluse, al margine della strada. Semplicemente – ha detto il Papa – perché questa realtà e la risposta a questa realtà sono al centro del Vangelo”.

Questa mattina Papa Francesco lascia l'Ecuador per la Bolivia, seconda tappa del suo viaggio apostolico in America Latina
REDAZIONE ONLINE 08 lug 2015 00:00